Abitare l'istante… riscoprire il potere del presente.
Dott. Antonio MARTELLI
A volte, difronte a domande semplici tipo “Cosa hai mangiato a cena, ieri sera?”, oppure “Dove sei stato l’altro ieri pomeriggio?”, ci troviamo intorpiditi da risposte che, per quanto banali, non sono immediatamente accessibili al nostro ricordo. Questa indisponibilità non nasce tanto da piccoli incidenti di recupero dei dati dalla memoria episodica (il registro delle nostre esperienze), quanto piuttosto dalla superficilità con cui sono stati archiviati gli avvenimenti, nell’istante in cui accadevano. Questo avviene perché spesso quello che scorre sotto i nostri occhi è annebbiato, quando non interamente nascosto, dai carichi mentali che rendono il tempo presente una dimensione trasparente.
È ricorrente, infatti, il fare qualcosa e pensare ad altro, tradotti in un tempo che risiede avanti o dietro all’attimo che stiamo vivendo, e questa detemporalizzazione disattiva l’attenzione fino a far perdere tridimensionalità all’unico momento vivo: il presente.
In un’ottica di “vita degna di essere vissuta” lasciarsi indietro pezzi di esperienze - ovvero vivere nella totale assenza mentale - è una grave défaillance, che non aiuta ad ottimizzare la catena degli eventi del compito che si sta svolgendo, quanto piuttosto appiattire e svuotare il fluire del tempo di giornate trascorse nell’anonimato.
Innescare sempre il pilota automatico (mindlessness), riduce di molto la possibilità di intervenire volutamente sulle variabili in gioco, e questa “meccanicizzazione” fa sfuggire le sfumature più significative, che riempiono di dettagli le esperienze. Si passa da “soggetti che sentono”, a “oggetti che eseguono”.
Ellen J. Langer, psicologa di Harvard, ha condotto studi pioneristici sugli effetti negativi della mindlessness, dimostrando che quando il pilota automatico è in modalità “On” si riduce il potere generativo della nostra creatività e si indeboliscono le strutture deputate alla codifica e ritenzione dei dati. In altre parole, non ricordiamo le esperienze che facciamo.
Jon Kabat-Zinn, biologo statunitense, studioso degli effetti della meditazione mindfulness sul cervello e ideatore del protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction), descrive il pilota automatico come “una prigione mentale che impedisce di rispondere alla vita”.
Come possiamo, quindi, passare dalla trasparenza di un tempo inconsapevole, alla conquista della presenza mentale in un tempo vivo e multidimensionale? la Psicologia Positiva (PP), in quanto strumento che indaga, fa emergere ed eleva le qualità sopite in ciascuno di noi, può venirci in soccorso e aiutarci a trovare vie di fuga.
La proposta fattiva è dilatare il tempo del fare, prestando tutta l’attenzione di cui disponiamo al momento presente. Questo significa che non bisogna pensare di fare di più, ma di sentire quello che si sta facendo, nel medesimo istante in cui lo stiamo facendo.
La PP introduce il concetto di savoring, ovvero “gustare” il momento presente, scomponendolo nei diversi segmenti di cui è composto e osservandoli nelle loro evoluzioni. Così, anche semplici operazioni come lavare i piatti, recarsi a piedi al lavoro, o fare la spesa, possono diventare momenti di vita interamente sotto il nostro controllo e non regalati alla balia dei labirinti di tempi inesistenti. Un altro potente suggerimento, sempre offerto dalla PP, che ci insegna ad ingrandire e dare vigore al presente, è la già citata meditazione mindfulness. Il termine mindfulness si può tradurre proprio come piena presenza mentale, o pratica di consapevolezza, ed è quindi un eccellente strumento che insegna a rendere ipertrofico l’istante di vita in cui siamo immersi, senza lasciare che il brusio dei pensieri distrugga l’unico momento che ci è dato abitare: questo.
Per non restare spettatori passivi della nostra esistenza dobbiamo avere la forza di spegnere il “tapis-roulant” dei pensieri automatici (la c.d. Default Mode Network) rimettendo tutto sotto la nostra piena consapevolezza. Trasformare la vita in un quaderno da scrivere, piuttosto che un libro da leggere è un obiettivo ambizioso, ma possibile.
Attraverso piccoli e potenti gesti pratici, possiamo rendere realtà queste osservazioni e rompere schemi vecchi e improduttivi.
- Condivisione Vivida delle Esperienze: soffermarsi a riflettere con il nostro partner o con i nostri figli sulle vicende giornaliere e chiedere di isolare il momento più denso, descrivendolo con dovizia di dettagli. Spostare l’attenzione da un distratto “com’è andata?” ad una scansione ad alta risoluzione delle emozioni sottostanti alle esperienze e dei relativi dettagli sul piano sensoriale, toglie potenza al silenzio di tempi sbiaditi che precipitano nell’oblio.
- Esercizio Autoriflesso: a margine delle esperienze fatte, proviamo a fare lo stesso nelle segrete della nostra coscienza. Piuttosto che ingoiare fette di vita, facendole sparire come se non fossero mai state vissute, proviamo a marcare in grassetto qualche istante, riportando alla memoria ogni dettaglio sia dal punto di vista delle sensazioni vissute, che delle emozioni sottostanti.
L’argomento, ovviamente, non può esaurirsi in queste poche righe. Bisogna tenere presente che è un tema molto caldo e dibattuto, sia in ambito psicologico, sia sul tavolo delle neuroscienze, che da un punto di vista più squisitamente spirituale. Infatti, dottrine come il Buddismmo o l’Induismo, fondano la loro intera filosofia sull’equilibrio corpo-mente, elevando la presenza mentale a capolavoro tutto tondo.
Per scendere ancora più in profondità su questo argomento, fonte di preziosa risorsa intellettuale, suggerisco la lettura di due libri fondamentali:
- “Vivere Momento per Momento” di Jon Kabat-Zinn: lettura in chiave prettamente scientifica, dove viene trattato il protocollo MBSR per capire come la Meditazione Mindfulness possa liberare dalle prigioni mentali.
- “Il Miracolo della Presenza Mentale” di Tich Nhat Hanh: un celebre lavoro del monaco buddista, Tich Nhat Hanh, che illumina la strada verso il controllo assoluto dell’intero tempo della nostra vita.
