Il suono dei trattori diventa memoria, identità e speranza per il futuro del lavoro.
di Viola Nigro
Foto di Saldutto Giuseppe
Da quando sono diventata mamma bis, uscire non è più così semplice. Le giornate scorrono veloci, piene, e Davide che di energia ne ha da vendere, mi tiene felicemente impegnata. Eppure, oggi qualcosa è arrivato lo stesso fino a me, senza che dovessi muovermi.
Sapevo della tradizione di Deliceto: la parata dei trattori e dei macchinari agricoli in onore di San Giuseppe lavoratore. Un rito che racconta fatica, dignità e appartenenza. Non pensavo però che l’avrei vissuto così, affacciata alla finestra di casa.
Poi ho sentito i clacson, i suoni, quel ritmo inconfondibile dei motori. Mi sono affacciata e li ho visti: trattori tirati a lucido, mezzi ordinati, che sfilavano sotto casa come in una piccola, grande celebrazione. E, devo dirlo, mi sono emozionata.
Non era solo una sfilata di macchine, ma la celebrazione di un legame viscerale con la terra. È l’orgoglio di chi la lavora ogni giorno, di chi la rispetta e ne trae i frutti che arrivano sulle nostre tavole. È l'essenza stessa della nostra identità territoriale.
Non vengo da una famiglia di agricoltori, né da una storia legata direttamente alla terra. Eppure riconosco profondamente il valore di chi la lavora ogni giorno. In quei ragazzi alla guida, in quei volti, in quei gesti sicuri, ho visto molto più di una semplice sfilata: ho visto identità, sacrificio, continuità.
Non è solo folklore. È orgoglio. È il senso di custodire e generare vita, di produrre frutto, di restare legati a qualcosa che va oltre il tempo.
Su alcuni mezzi c’erano delle invocazioni:
“San Giuseppe aiutaci”,
“San Giuseppe proteggi il nostro lavoro”,
“San Giuseppe prega per noi”.
E allora mi unisco anch’io, da questa finestra che oggi è diventata un piccolo punto di osservazione sul mondo. Mi unisco a questa preghiera, con rispetto e con speranza: perché il lavoro sia tutelato, riconosciuto, sostenuto. Perché chi lavora la terra continui ad avere voce, dignità e futuro.
Il lavoro della terra è sacro, eppure è spesso difficile, sottovalutato o schiacciato da logiche di mercato spietate. Il mio augurio, in questo giorno dedicato a San Giuseppe, è che le cose possano davvero cambiare, sia a livello locale che nazionale. Che l'apporto fondamentale di questi lavoratori venga riconosciuto per il valore immenso che ha.
Grazie, ragazzi, per essere passati sotto la mia finestra. Mi avete ricordato che, anche quando siamo bloccati in casa dalla routine quotidiana, facciamo parte di un ingranaggio molto più grande e prezioso.
Buon Primo Maggio a chi lavora la terra e a chi, con umiltà, ne riconosce la grandezza.
