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Elce Magazine

Giugno e i Raccolti dell'Anima

2026-06-01 09:04

Viola Nigro

Lifestyle,

Giugno e i Raccolti dell'Anima

di Vola Nigro  Giugno. Sei arrivato finalmente, con il tuo carico di sole e quella promessa di estate. Mese di mietitura. E in effetti qualcosa si rac

di Vola Nigro

 

 

Giugno. Sei arrivato finalmente, con il tuo carico di sole e quella promessa di estate.

 

Mese di mietitura. E in effetti qualcosa si raccoglie sempre. Non necessariamente grano, successi clamorosi o una ritrovata serenità zen. A volte si raccolgono semplicemente i pezzi di sé sparsi qua e là durante maggio.

Perché, diciamocelo, il vero traguardo non era tanto l'arrivo di giugno. Il vero obiettivo era sopravvivere a maggio con una dignità accettabile. 

Per quanto mi riguarda, Maggio non è stato un mese, è stato una sessione intensiva di multitasking esistenziale. Fatto di impegni interessanti, nuovi inizi, lavoro, progettualità. Ma anche di preoccupazioni e piccoli terremoti emotivi che accompagnano ogni cambiamento importante.

 

Tra tutti, uno in particolare ha occupato uno spazio enorme dentro di me: lasciare il proprio bambino dopo la maternità.

 

E qui entra in scena quella parte dell'esperienza materna di cui si parla ancora troppo poco. Quel momento in cui il bambino ha appena quattro o cinque mesi, è ancora un'estensione del tuo respiro, eppure il mondo fuori dalla porta ricomincia a chiamarti. 

 

Nessuno ne parla mai abbastanza, o almeno non con la cruda verità che merita. Si fa un gran parlare di work-life balance - un termine anglofono che fa molto figo nei manuali di management e nei post motivazionali su LinkedIn - ma che spesso si scontra con una realtà decisamente meno elegante. Perché la verità è che, a quattro o cinque mesi dal parto, il distacco dal proprio "cucciolo" non è semplicemente una questione organizzativa: è un vero e proprio strappo bio-psicologico. Cosa succede in quel momento? Si attiva un vero e proprio conflitto cognitivo ed emotivo: 

La Professionista reclama: rivendica la propria identità, lo spazio intellettuale, il bisogno di autorealizzazione sociale e lavorativa. 

La Mamma piange: risponde a un richiamo ancestrale, viscerale, a quell'ansia da separazione che non è un "capriccio", ma un meccanismo neurobiologico di protezione.

 

E convivere con entrambe non è facile quanto ci raccontano.

 

La psicologia ci insegna che possiamo abitare emozioni apparentemente opposte nello stesso momento. Possiamo essere felici e tristi, entusiaste e spaventate, grate e nostalgiche. Possiamo desiderare di tornare al lavoro e, contemporaneamente, sentire una fitta al petto mentre salutiamo nostro figlio.

Non è incoerenza. È complessità umana.

 

E forse una delle più grandi fatiche della maternità è proprio questa: accettare che non esistano emozioni "pure". Che la gioia possa convivere con il senso di colpa. Che l'orgoglio possa camminare accanto alla malinconia. Che l'amore non elimini la fatica.

Per fortuna, esiste anche un concetto psicologico che amo particolarmente: la rete di supporto.

Quella vera. Quella fatta di persone che ti tendono una mano senza chiederti di essere perfetta. Persone che accolgono le tue fragilità senza trasformarle in giudizi. Persone che, nei momenti più delicati, diventano una sorta di sistema nervoso esterno che ti aiuta a regolare ansie, paure e stanchezza.

 

E allora sì, posso dirlo. Con la mia super rete di supporto abbiamo fatto tutto.

Non perché non abbia avuto paura. Non perché non abbia pianto. Ma perché ho continuato a camminare.

 

Maggio si porta via tutto questo: eventi familiari, incontri, emozioni, cambiamenti che ci hanno tenuti impegnati non solo nel fare, ma soprattutto nel sentire. Perché ci sono mesi che passano sul calendario e mesi che passano dentro di noi. Maggio, per me, è stato decisamente uno di quelli.

Forse è proprio questo il senso della mietitura che giugno porta con sé: raccogliere il grano e lasciare andare la paglia. Conservare ciò che ci ha nutrito, insegnato e fatto crescere, alleggerendoci invece di ciò che non serve più portare sulle spalle.

 

E il resto? Pian piano ve lo racconterò. Dopotutto ogni raccolto ha bisogno del suo tempo per essere compreso, e ogni storia importante del suo tempo per essere narrata. 

 

Per ora, godiamoci questo inizio d'estate. Con la mente aperta, il cuore un po' più leggero e quella sana dose di autoironia che spesso rappresenta una delle più raffinate strategie di adattamento.

 

Buon giugno di raccolto a tutti.

 

With Love Viola